giovedì 28 novembre 2013

La caccia in maschera

Cambia lo specchio ma l’immagine resta uguale. Perché giri e rigori ti ritrovi sempre nel medesimo labirinto di Province, Regioni, Stato. O viceversa come un metafisico gioco dell’oca a cui manca la soluzione. Ed è quel traguardo definitivo di leggi certe ed esigibili che sempre brilla all’orizzonte e mai riusciamo a raggiungere prima che sopravvenga il buio di nuove elezioni. Per poi ricominciare.
Così la caccia continua ad essere nel suo dedalo di delusioni e progetti che mai diverranno certezze. Si è dissolto anche il manipolo di quei magnifici cento che si eran radunati – quasi fossero ad una rinnovata Pontida – per giurare su nuove proposte di legge e su percorsi legislativi più rapidi della Red Bull di Sebastian Vettel o di un rigore di Mario Balotelli. Abbiamo riempito il carniere di onorevoli promesse di carta neppur utili per coriandoli di Carnevale.
Pessimismo? Può essere ma è dal… secolo scorso che cerchiano un traguardo nuovo e cadiamo nella trappola delle illusioni. Come storni che calano a branchi sugli zimbelli in pastura. Le legislature che han posto la caccia in primo piano non si contano più. Ce ne siamo deliziati come fossero ciliegie, una dopo l’altra convinti persino d’aver ingoiato quella rimasta in fondo al paniere. Ed invece ogni volta ne spunta un’altra da ingoiare.
Perché di conferenze al “tavolo” delle Regioni ce ne son state tante.
Di incontri al ministero ancor di più.
Di proposte una valanga. Ed ogni volta i presunti legislatori hanno azzardato il tentativo di forzare l’Europa incassando i voti ma lasciando alla gente le multe da pagare ed ai cacciatori la calunnia di apparire distruttori. Quando invece siamo tra i pochi ad essere in trincea per ripopolamenti, sorveglianza, controllo delle specie invasive, esempio di popolo degli onesti che aspetta giustizia, continua a meritarla e, purtroppo, ad attenderla. Ecco perché, a guardare indietro, a considerare che lo Stato ha dimezzato anche quanto ci doveva stornare da ogni porto d’armi vien da pensare, con infinita tristezza, a quel che scrisse Proust “La realtà è il più abile dei nemici”.

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